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SAFEUARDING NELLO SPORT

ALLENAMENTO SICURO E AMBIENTE PROTETTO: GUIDA AL SAFEUARDING NELLO SPORT

Lo sport rappresenta un potente strumento di crescita, benessere e inclusione. Ma affinché l’esperienza sportiva sia davvero positiva per tutti, in particolare per bambini, adolescenti e soggetti vulnerabili, è fondamentale garantire un ambiente sicuro e rispettoso. In questo contesto, il concetto di safeguarding assume un ruolo centrale.

Ma cosa significa esattamente? Il safeguarding indica l’insieme di misure, normative, organizzative e comportamentali, adottate per prevenire e contrastare abusi, negligenze, sfruttamento o qualsiasi forma di danno all’interno del contesto sportivo. L’obiettivo è proteggere l’integrità fisica, psicologica e morale di ogni partecipante, indipendentemente dall’età o dalla condizione, promuovendo un ambiente sano, inclusivo e protetto.

L’ambiente sportivo, pur essendo benefico, può presentare dei rischi specifici come:

  • Relazioni di potere sbilanciate, dove allenatori e dirigenti ricoprono ruoli di forte autorità;
  • Contatto fisico, spesso necessario per l’attività sportiva, ma potenzialmente delicato;
  • Vulnerabilità dei minori, che dipendono dagli adulti e possono avere difficoltà a riconoscere o denunciare situazioni inappropriate.

Come proteggere chi pratica sport: 5 principi fondamentali

Ecco una guida pratica con i cinque pilastri fondamentali per attuare un sistema di safeguarding efficace:

1 Politiche chiare e codici di condotta

  • Redigere un Codice di condotta che definisca i comportamenti attesi da atleti, allenatori, dirigenti e genitori;
  • Stabilire procedure contro bullismo e molestie;
  • Regolare l’uso dei social media e le interazioni online;
  • Indicare chiaramente come e a chi segnalare situazioni sospette o preoccupanti;
  • Stabilire limiti appropriati al contatto fisico durante allenamenti e gare.

2 Formazione e sensibilizzazione

  • Offrire formazione periodica sul safeguarding a tutto il personale sportivo;
  • Coinvolgere anche atleti e genitori, ove opportuno;
  • Diffondere materiali informativi (opuscoli, poster, risorse digitali);
  • Promuovere una cultura della prevenzione, del rispetto e della responsabilità condivisa.

3 Reclutamento e selezione sicuri

  • Verificare i precedenti penali di chi lavora con minori;
  • Valutare la sensibilità e la consapevolezza sul tema safeguarding durante i colloqui;
  • Adottare criteri di selezione che includano la tutela dei soggetti vulnerabili.

4 Comunicazione aperta e trasparente

  • Garantire canali sicuri per segnalazioni e richieste di aiuto;
  • Coinvolgere attivamente le famiglie nelle politiche di tutela;
  • Ascoltare gli atleti e dare valore alle loro opinioni;
  • Favorire un clima di fiducia e dialogo, senza timore di ritorsioni.

5 Monitoraggio e revisione continua

  • Aggiornare regolarmente le politiche di safeguarding;
  • Valutare l’efficacia delle misure adottate attraverso feedback e analisi;
  • Intervenire tempestivamente in caso di criticità o incidenti.

Una responsabilità condivisa

Il safeguarding nello sport è una responsabilità che va ben oltre gli obblighi formali delle organizzazioni: è un impegno condiviso da allenatori, dirigenti, genitori, volontari e atleti. Ogni figura coinvolta ha il dovere di contribuire attivamente alla costruzione di un ambiente sicuro, rispettoso e inclusivo.

Non si tratta solo di conformarsi a regole, ma di abbracciare una responsabilità etica e sociale che protegga i più vulnerabili e promuova una cultura fondata sul rispetto, sulla trasparenza e sulla tutela della persona.

Investire nel safeguarding significa proteggere il presente e il futuro di chi pratica sport, garantendo che ogni spazio sportivo sia davvero un luogo di crescita, benessere e legalità.

Avv. Francesca Baleani