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La difesa d’Ufficio

Nel processo penale la presenza di un avvocato a difesa dell’indagato/imputato è obbligatoria e ciò al fine, oltre che di garantire l’imprescindibile diritto di difesa del singolo individuo nell’ambito di un procedimento che potrebbe incidere sulla sua libertà personale, anche di assicurare una buona amministrazione della giustizia, così da salvaguardare la correttezza e regolarità del processo stesso.

Nel sistema vigente la difesa d’ufficio si rende necessaria, in via sussidiaria, quando l’imputato o l’indagato non abbia nominato un difensore di fiducia o nel caso in cui, successivamente, ne sia rimasto sprovvisto. Da ciò discende che al soggetto nei cui confronti pende il procedimento permane il diritto di nominare in qualsiasi momento un difensore di fiducia a sua scelta che prenderà automaticamente il posto di quello d’ufficio.

L’istituto in esame, inoltre, è obbligatorio anche dal punto di vista del difensore che, una volta nominato d’ufficio, non può rifiutare l’incarico né abbandonare la difesa senza incorre in sanzioni disciplinari, a meno che non sussistano giustificati motivi, quali ad esempio il conflitto di interessi nella causa.

La difesa d’ufficio è disciplinata principalmente dall’art. 97 del codice di procedura penale ove si prevede che, in tutte le ipotesi in cui debba compiersi un atto per il quale è prevista l’assistenza del difensore e l’indagato o l’imputato non provveda alla sua nomina, l’Autorità Giudiziaria debba nominare un difensore d’ufficio. La scelta del difensore, tuttavia, non è rimessa alla discrezionalità del Giudice, del Pubblico Ministero o della Polizia Giudiziaria in quanto scaturisce da un meccanismo automatico basato sulla predisposizione di elenchi precedentemente formati.

Dal combinato disposto degli artt. 97 c.p.p. e 29 disp. att. c.p.p. emerge difatti con chiarezza la volontà del Legislatore di evitare scelte discrezionali nell’individuazione del difensore, disponendo investiture automatiche. Tale finalità è stata ulteriormente perseguita dalla legge n. 60 del 06/03/2001: in base a tale testo normativo, il Consiglio di ciascun ordine forense doveva predisporre ed aggiornare ogni anno l’elenco alfabetico degli iscritti facenti parte dell’albo nazionale degli avvocati disponibili ad assumere le difese d’ufficio. Successivamente è intervenuto in materia altresì il D.lgs. n. 6 del 30/01/2015 che, rispetto al passato, ha previsto essenzialmente l’istituzione di un albo unico nazionale che viene tenuto presso ciascun Consiglio dell’Ordine circondariale.

La designazione pertanto avviene all’insegna di un sistema informatizzato, che consente, sulla base di criteri generali fissati dal CNF con cadenza annuale, una difesa effettiva in ragione della prossimità alla sede del procedimento e della reperibilità del difensore (nel rispetto dell’art. 97 comma 2 c.p.p.).

Non tutti gli avvocati possono essere difensori d’ufficio. Per ottenere l’iscrizione all’apposito elenco, difatti, il professionista, secondo quanto previsto dall’art. 29 disp. att. c.p.p., deve godere di almeno uno dei seguenti requisiti:

a) l’aver partecipato ad un corso biennale di formazione e aggiornamento professionale in materia penale con superamento di esame finale;

b) l’essere iscritto all’albo degli avvocati da almeno cinque anni e l’avere esperienza nella materia penale, comprovata dalla produzione di idonea documentazione;

c) l’aver conseguito il titolo di specialista nel diritto penale, secondo quanto previsto dall’art. 9 della l. n. 247 del 31/12/2012.

Ciò all’evidente scopo di garantire un elevato grado di preparazione e competenza in capo all’avvocato così nominato.

Solo eccezionalmente, qualora il difensore già nominato d’ufficio secondo le predette rigide modalità, non sia reperito, non sia comparso o abbia abbandonato la difesa, al Giudice è consentito nominare un sostituto tra i difensori immediatamente reperibili, anche se non inseriti nella lista dei difensori d’ufficio.

Infine, si precisa che il difensore d’ufficio non presta la propria attività gratuitamente e pertanto deve essere regolarmente retribuito dalla persona che assiste. Diverso è invece l’istituto del patrocinio a spese dello Stato disciplinato dal D.P.R. n. 115 del 30/05/2002. Detto istituto garantisce ai non abbienti che non siano in grado di sostenere i costi della propria difesa il diritto di farsi assistere da un avvocato il cui onorario è a carico dello Stato.

In conclusione, la difesa d’ufficio e il patrocinio dei non abbienti a spese dello Stato sono entrambi espressioni del principio costituzionale dell’inviolabilità del diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione nonché garanzia dell’attuazione del principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Avv. Silvia Santoni